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Tita Pito
14-05-2017 Corriere delle Alpi la sua storia
05-05-06, Corriere delle Alpi pag. 29,
SAN VITO. Battista Pordon parlerà della sua esperienza olimpica di Squaw Valley
nella sala grande del Comune il 26 maggio alle 20.30. L'incontro ha sia lo
scopo di rendere tutto l'onore dovuto ad un cittadino che se lo merita
ampiamente, sia di illustrare al pubblico una vicenda esemplare che, pur a
distanza di tempo, ha ancora molto da insegnare. Quest’atleta ha posto come
unica condizione per accettare l'invito che gli fosse concessa la possibilità
di parlare dell'attività dell’A.S. Caprioli e del sostegno incondizionato
ricevuto, allora, da tutto il paese. «Senza l'apporto del loro lavoro non sarei
arrivato da nessuna parte», dice Pordon, «mai avrei potuto riorganizzare
daccapo la mia vita in un ambiente competitivo come quello nordamericano senza
l'appoggio dei forti principi e valori ricevuti nella mia terra d'origine».
Battista Pordon detto Tita Pito
1960 Tita Pito a Reno in Nevada dopo il pauroso incidente
«Sarei molto contento se lei
onorasse con la sua presenza questo incontro», scrive il sindaco De Vido a
Pordon, «che serve a rendere il giusto merito ad una grande persona. Come tanti
altri concittadini, ha bene illustrato, in Italia ed altrove, la sua terra e noi
gli diremo, nei fatti, che pur trovandosi così lontano, il suo paese non lo ha
dimenticato ed è sempre con lui. Se riterrà di offrire un suo intervento
diretto oppure un documento, che possa aiutare a descrivere nella forma
migliore i fatti che ci proponiamo di presentare all'opinione pubblica». Utilizzando l'esperienza derivata da questa iniziativa, verrà studiata la
fattibilità di un analogo progetto destinato a Vittorio Palatini ed alla sua
straordinaria carriera agonistica. Battista e Vittorio costituiscono ancora
oggi esempi di grande valore e non solo nel campo atletico. Essi sono mostrati
al pubblico non solo perché se ne attenui il ricordo nella memoria collettiva
ma anche perché siano di solido riferimento e di aiuto per il progresso delle
nuove generazioni.
Battista Pardon: un
sanvitese alle Olimpiadi
Il compito che ci siamo
proposti con questa iniziativa è solo quello di illustrare la figura di un
grande cittadino di San Vito che nel campo dello sci agonistico ha raggiunto
livelli competitivi di valore internazionale. Accettando un invito dell'Amministrazione e della Polisportiva Caprioli,
Battista Pordon, che per tutti resta sempre il nostro Tita Pito, si è messo a
disposizione per illustrare la sua carriera atletica culminata con le Olimpiadi
invernali di Squaw Valley (USA 6), dove venne selezionato per rappresentare l'Italia nella specialità
della discesa libera, insieme a Bruno Alberti, suo grande ed energico
sostenitore. Questo vero talento sportivo fu scoperto e valorizzato dall’Associazione
Sportiva Caprioli,un sodalizio che è sempre stato attivo e benemerito, anche
nei tempi più difficili, nel favorire la diffusione dello sport presso i
giovani del paese. I responsabili del tempo, che ne erano anche i fondatori, hanno creduto in lui
investendo nella sua formazione atletica con il coraggio tipico dei
pionieri,denaro ed impegno di uomini e mezzi.

Battista Pordon ( a sinistra ) con Stefano Menegus,
presidente della Polisportiva Caprioli di San Vito ( al centro ) mentre riceve il premio Fair Play 2001 .
Sull'esempio della Caprioli
anche l'Amministrazione Comunale intervenne successivamente e ,come dice lo
stesso Battista, alla fine "tutto il paese concordemente, lavorava per
me". Questi sforzi trovarono subito riscontro positivo nell'agonismo provinciale e
regionale dove il suo nome non tardò ad affermarsi come specialista nella
discesa libera. La consacrazione a livello nazionale venne con una memorabile edizione della
3-TRE di Madonna di Campiglio, 1959, dove, partito con un pettorale altissimo,
quando ormai la gente cominciava a lasciare il campo di gara,totalizzò il
quarto miglior tempo attirandosi subito l'attenzione degli organi federali ed
un bell'articolo su La
Gazzetta dello Sport. Da allora il suo nome cominciò ad occupare in pianta stabile le pagine dei
quotidiani sportivi e la continuità dei risultati rese del tutto naturale la
sua selezione per le gare olimpiche . Ricordo quanto fosse alta e diffusa, la
passione e l'ammirazione per quest'uomo che parlava poco ma lavorava tanto e
grazie alle sue imprese, il nome di San Vito campeggiava regolarmente sui
maggiori quotidiani,con giusto orgoglio di tutti,anche di noi bambini. Fu così che egli si trovò a rappresentare non solo il suo paese ma la nazione
intera fra i migliori discesisti del mondo. Un gravissimo incidente a Squaw
Valley,California,dove in prova aveva il 4° miglior tempo, interruppe
bruscamente ed in modo definitivo la sua carriera di atleta ma, come egli ebbe
a dire più tardi ,gli stessi principi che gli consentirono di valorizzare il
suo talento sportivo, lo sostennero nel riorganizzare da capo la sua vita in un
ambiente difficile e duro come quello del Nord America.

Due grandi campioni Battista Pordon e Vittorio
Palatini

Battista Pordon detto Tita Pito durante la Gara Sociale
del 2006
E' solo per ricordare a tutti la validità di questi
valori che sono modernissimi ma che fanno capo anche alla vena più genuina
della nostra tradizione ed ai quali egli non venne mai meno, che ha accettato
di raccontare alla gente del suo paese natio l' esperienza di atleta e
soprattutto, di uomo, per profonda gratitudine verso la sua terra di origine e
per esempio alle nuove generazioni. Verranno letti articoli della Gazzetta dello Sport ed illustrate delle
fotografie rare e,per molti versi,inedite, provenienti dall'inesauribile
archivio di Bortolo de Vido. Questo giornalista ha messo a disposizione per un'
occasione così importante,la sua collaborazione professionale e la
testimonianza in prima persona degli eventi che verranno raccontati. Si parlerà della Streiff di Kitzbuhel ,della Lauberhorn di Wengen, di Madonna
di Campiglio, della Tofana e di molto altro. La pericolosità di quelle piste
apparirà in tutta la sua drammatica evidenza anche in relazione alla qualità
degli attrezzi messi a disposizione degli atleti di allora e si capirà senza
troppi sforzi di immaginazione quanto coraggio ed audacia fossero richiesti ai
protagonisti di quelle competizioni. Ma Battista Pordon vorrà soprattutto dialogare con il vivaio della Caprioli,
sempre vivace ed attivo, spiegando quanto sia difficile fare un buon risultato
e quanto sia ancor più arduo mantenerlo con continuità nel tempo. Con
l'autorità che gli compete tenterà anche di far comprendere ai giovani ed ai genitori
quanto pericolosa possa diventare la pista più importante,quella della vita,
quando lo sport viene interpretato nel modo sbagliato. Oggi egli divide la sua vita tra l'America, e l'Italia, dove viene a sciare. Ha
fatto sapere a chiare lettere, che per il prossimo anno si aspetta di essere lui
stesso ad ascoltare le imprese e la storia, di un altro e forte campione delle
Olimpiadi,questa volta Silenziose, tuttora in attività, che ha letteralmente
ricoperto di premi e riconoscimenti il suo paese. Si tratta di Vittorio
Palatini, la cui vittoria più bella è stata quella di conquistare, nei riguardi
di una Natura che voleva essere matrigna, una straordinaria e diversa abilità. Francesco Pordon.

28-05-06, Corriere delle Alpi
Battista Pordon, un uomo diventato un mito
SAN VITO. Battista Pordon, da tutti
conosciuto come 'Tita Pito", venerdi sera (nella sala
polifunzionale del comune) ha intrattenuto sanvitesi ed ampezzani con la
storia della sua carriera culminata con le Olimpiadi invernali di
Squaw Valley del 1960, per le quali venne selezionato per rappresentare
l'Italia nella discesa libera insieme a Bruno Alberti, suo grande
amico e rivale presente alla serata. 'Tita Pito", definito da
Francesco Pordon «un idolo», fu scoperto e valorizzato dalla
Polisportiva Caprioli, che contribui anche economicamente
all'avvio della sua carriera.
I responsabili del tempo, che
ne erano anche i fondatori, hanno creduto in lui investendo nella sua
formazione denaro, uomini e mezzi. Sull'esempio della Caprioli
anche l'amministrazione comunale intervenne successivamente e, come ha
detto lo stesso Battista, «alla fine tutto il paese concordemente,
lavorava per me». La serata ha visto una passerella di autorità
sportive e non che hanno portato i loro saluti a Tita. Il sindaco
Gianpietro De Vido ha salutato il suo vecchio amico dicendo che «non
avrei mai pensato di trovarmi in questa situazione, io come primo
cittadino e Tita come modello di vita e di sport. Abbiamo sempre
avuto la stessa passione per lo sci. A lui mi sono spesso riferito come
modello da imitare, lui che è stato il primo nella storia di San
Vito a valicare i confini del paese raggiungendo prestigiosi successi».
La consacrazione a livello nazionale di Tita venne con una
memorabile edizione della 3-TRE di Madonna di Campiglio, 1959, dove,
partito con il pettorale 52, quando ormai la gente cominciava a
lasciare il campo di gara, si piazzò al quarto posto. Un gravissimo
incidente a Squaw Valley interruppe bruscamente ed in modo definitivo
la sua carriera di atleta, come ha ricordato Bruno Alberti che era
presente al momento dell'incidente. Alla serata, tra gli ospiti
d'onore, era presente anche Kristian Ghedina che è rimasto colpito
dalla simpatia di Tita e con il quale ha scherzato a più riprese.
Kristian ha ricordato l'amicizia che legava sua madre e Tita, e ha
voluto presenziare alla serata definendo Tita «una persona dallo stile
americano, ma dal cuore cadorino. Tita è stato sfortunato per
l'incidente», ha sottolineato Kristian, «ma per diventare dei veri
campioni bisogna stringere i denti ed andare avanti e lui ha saputo
reagire e combattere». Questa era anche la 'morale" della serata
soprattutto per il vivaio della Caprioli. Tita ha ricordato che «non
bisogna mollare mai. Bisogna aver la volontà di fare e tenere duro
nelle avversità». A conclusione della serata sono stati donati
all'ospite americano due piatti ricordo, uno dall'Amministrazione e uno
dalla Polisportiva Caprioli. Tita si è commosso e ha ringraziato
il suo paese. Ha fatto sapere a chiare lettere che, per il prossimo
anno, si aspetta di essere lui stesso ad ascoltare le imprese, e
la storia, di un altro e forte campione delle Olimpiadi, questa volta di
quelle silenziose: Vittorio Palatini.
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